29 settembre Massimo Pavarini

Ho conosciuto Massimo Pavarini nel 1974, al secondo incontro annuale dell’European Group for the Study of Deviance and Social Control, in Inghilterra. Con Dario Melossi, stavano finendo di lavorare a Carcere e Fabbrica (1977), tradotto poi in inglese e spagnolo, ormai un classico sulla storia del carcere (a proposito, una nuova edizione in inglese è appena uscita, che si aspetta a ripubblicarlo in italiano?), Quando li ho sentiti fare il loro intervento, sono quasi caduta dalla sedia: ma chi erano questi due? Perché non li conoscevo? Dopotutto, mi consideravo una specie di esperta italiana in materia di devianza, controllo sociale, e via dicendo, ci avevo scritto la tesi, ero stata la segretaria del primo incontro dell’European Group, dove loro due non c’erano proprio. Insomma, mi avevano folgorato: che bella ricerca, che ragazzi in gamba. E poi è cominciata l’avventura della Questione Criminale, in seguito di Dei delitti e delle pene, infine, più di 30 anni più tardi, di Studi sulla questione criminale, di cui Massimo è stato il primo direttore. In mezzo, il progetto di Cittàsicure, di cui Massimo era il promotore. Insomma, una lunga amicizia e collaborazione, interrotta ahimè precisamente un anno fa, quando Massimo se ne è andato per sempre.

I nostri interessi e i nostri studi non si sono sempre incrociati, e non posso non ricordare la diffidenza di Massimo circa la lettura femminista della questione sicurezza, nonché la mia verso la sua fiducia di riuscire a piegare le politiche di sicurezza in senso inclusivo (i suoi lavori più recenti su questo tema, del resto, testimoniano della sua disillusione in merito). Ma che intelligenza acuta, e profonda e vasta cultura! Non intendo solo la cultura giuridico-penale e criminologica: Massimo era un ottimo conoscitore e amante di arte moderna, di musica, di letteratura (nonché di vini). Ed era divertente, con una ironia pungente ma mai cinica. Massimo, infatti, era buono. Già, non viene da dirlo tanto spesso che una persona è buona, sembra quasi un insulto. A Massimo la bontà gli si leggeva in faccia, anche quando ti criticava o ti prendeva in giro, o ti lanciava una delle sue battute fulminanti. E aveva amici illustri e fans un po’ in tutta l’America Latina, amici che nei mesi della malattia sono andati a trovarlo, hanno curato e curano libri e convegni sul suo lavoro.

Anche noi di Studi stiamo curando un numero speciale a lui dedicato, con contributi italiani e stranieri. Sarà il primo del 2017. Ma, Massimo, quanto ci manchi!

Tamar Pitch

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