Il rovistaggio della Sindaca, di Stefano Anastasia

Pubblichiamo un intervento di Stefano Anastasia (Università degli studi di Perugia) sulla recente proposta avanzata da Virginia Raggi di introdurre il “divieto di rovistaggio” a Roma, sulle sue conseguenze e le sue cause; il nostro blog accoglie un’altra preziosa riflessione sul pericoloso concetto di “Sicurezza” e su quello a cui potrebbe portare l’applicazione del decreto Minniti.

Ringraziamo Stefano Anastasia per il post. Buona lettura!

 

Il rovistaggio della Sindaca

di Stefano Anastasia

 

“Vareremo un nuovo regolamento che preveda il divieto di rovistaggio e il trasporto dei rifiuti prelevati, e che insieme al divieto preveda anche un’adeguata sanzione. Ora ciò non è previsto. Si persegue solo chi abbandona i rifiuti in strada”. Questo il determinato annuncio fatto dalla Sindaca Raggi nell’Aula Giulio Cesare del Campidoglio. Grazie al nuovo regolamento sarà sanzionato non solo chi, rimuovendo l’immondizia dai cassonetti, ne faccia cadere qualcuno per strada (cosa già punita, legittimamente, da un qualche regolamento dell’igiene urbana), ma anche chi sia individuato nel solo atto del “rovistare” o del “trasportare” rifiuti, cose tutt’altro che biasimevoli dal punto di vista della municipalità e di chi la debba amministrare. Infatti, attraverso il rovistaggio, il trasporto e – evidentemente – il riciclo dei rifiuti, ne diminuisce la quota da smaltire, a tutto vantaggio di collettività soffocate dalle necessità del loro smaltimento.

Ma no, non c’è da preoccuparsi: non saremo noi (più o meno) benestanti lettori dell’annuncio a rischiare la multa quando saremo colti nell’atto di “trasportare” i nostri rifiuti al cassonetto, per quanto quell’atto sarà identico a quello compiuto dai trasportatori cattivi. No, i trasportatori cattivi saranno identificati da altre caratteristiche: un carrellino e un gancio per il prelevamento dei rifiuti, vestiti sporchi e puzza, e preferibilmente tratti somatici gitani. E tanto sarà sufficiente ad avviare una procedura sanzionatoria amministrativa, che finirà probabilmente inevasa, fino a quando il rovistatore/trasportatore non finirà in una qualche galera per l’inottemperanza alla inflessibile sanzione.

Un dispositivo di disciplinamento fine a se stesso, ovvero a scavare un ulteriore solco tra noi e loro, tra chi merita di vivere e chi può morire, con buona pace del sacro principio della eguale dignità umana. Un effetto della confusione tra decoro e sicurezza urbana. Ci pensino il Ministro Minniti e i parlamentari che ne devono convertire in legge il decreto che torna ad affidare ai sindaci impropri poteri securitarii.


 

Per citare questo post: Anastasia S. (2017), Il rovistaggio della sindaca, in Studi sulla questione criminale online, consultabile al link https://studiquestionecriminale.wordpress.com/2017/03/09/il-rovistaggio-d…tefano-anastasia/

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Un pensiero su “Il rovistaggio della Sindaca, di Stefano Anastasia

  1. Mi sento di condividere in pieno il significato del post. L’impressione è quella di un nuovo piano di “prevenzione situazionale allargata” già in atto in molte località. Dove abito io è stata da poco istituita la modalità di apertura automatica dei cassonetti della differenziata tramite tessera magnetica concessa ai soli utenti residenti, gli unici abilitati al suo utilizzo
    La finalità del provvedimento sembra in teoria un tentativo di rafforzamento della sorveglianza sociale con effetto deterrente per tutti i potenziali trasgressori, ma il contesto abitativo in cui è stato attuato ( zona stazione ferroviaria) mi fa sorgere il dubbio che si non si tratti di un nuova strategia di “decoro pubblico urbano” atta a favorire distintamente l’allontanamento fisico di “certe categorie di persone”
    Brutte nuove quindi per gli homeless del luogo che saranno costretti ad andare a rovistare altrove ma almeno eviteranno forse il rischio di prendere la multa!

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