“Una finestra irlandese su Foucault”, di Teresa Degenhardt

Pubblichiamo un commento di Teresa Degenhardt (Queen’s University Belfast e membro della nostra rivista) a margine del Simposio “Foucault in Ireland“, giornata di studi su Foucault organizzata presso la Royal Irish Academy lo scorso 24 marzo. 

Approfittiamo di questo spazio per invitare i nostri lettori e le nostre lettrici ad inviarci interventi di resoconto e commento di simposi/workshop/conferenze che vi abbiano visto a qualche titolo partecipi, sia come speakers o anche solo come uditorio.

Ringraziamo Teresa Degenhardt per il post. Buona lettura!

 

Un finestra irlandese su Foucault

di Teresa Degenhardt

Ho avuto la fortuna di essere invitata a una bella giornata di studi su Foucault alla Royal Irish Academy di Dublino lo scorso venerdì 24 marzo 2017, organizzata da Gerry Kearns (Maynooth University). È stato molto interessante vedere come tante e tanti in svariate materie abbiano adottato alcuni degli attrezzi fornitici da Michel Foucault per interpretare e ragionare di contesti diversi: dallo sviluppo del sistema educativo in ambito coloniale irlandese, alla governance del gioco nelle esposizioni di arte contemporanea, fino alla genealogia della riforma sul matrimonio gay. Ne è uscito un quadro per cui la chiesa cattolica è stata più di altre istituzioni al centro del controllo in Irlanda, e quindi anche al centro delle ricerche degli studiosi presenti al simposio. Gerry Kearns tra le sue conclusioni ha sollecitato a intraprendere uno studio delle modalità fasciste della Chiesa, che in Irlanda più che in altri contesti ha agito da istituzione dominante. Durante il Simposio non sono tuttavia mancati anche interventi di respiro più internazionale, dall’uso dell’algoritmo all’interno delle logiche governamentali, al sovrapporsi delle logiche normalizzanti/normanti nelle pratiche di sicurezza agli aeroporti, fino al mio intervento (che non rispetta l’abstract inviato) sulla mancanza di una vera e propria analisi del potere del sovrano nell’opera di Foucault.

L’occasione del simposio era stata offerta dalla pubblicazione di due lavori di Stuart Elden, Professore di Teoria Politica and Geografia a Warwick University: Foucault’s Last Decade, e Foucault: The Birth of Power. Brillanti e veramente impressionanti per l’impegno e la meticolosità nel lavoro di ricerca, entrambi i testi ricostruiscono il pensiero di Foucault non solo attraverso le opera  scritte, ma anche attraverso lo studio delle lezioni (di recente ne sono state pubblicate dodici in inglese e una tredicesima è in prossima uscita) e delle varie conferenze, degli interventi, talvolta perfino delle note   dei diari e delle lettere private di persone a lui vicine. La ricostruzione è cronologica nell’intento di svelare il più possibile il movimento del pensiero dello storico-filosofo mentre si muove tra lo studio delle fonti e la formulazione dei concetti che tanto hanno rivoluzionato lo studio della contemporaneità.

Il primo volume, Foucault’s Last Decade (uscito nel 2016, il primo in termini di pubblicazione), si occupa delle ultime dieci lezioni dal 1974, anno di pubblicazione di Sorvegliare e Punire, fino alla sua morte nel 1984. Ricostruisce un periodo molto intenso del pensiero di Foucault, tragicamente non portato a termine. Il secondo, Foucault: The Birth of Power, che è stato scritto in contemporanea al primo e che invece si occupa del periodo precedente, mostra il Foucault politicamente attivo. Stuart Elden si presenta quindi come uno tra i più grandi conoscitori del pensiero di Foucault e i suoi testi meriterebbero traduzione, o almeno delle degne recensioni.

Devo dire che ultimamente la ricostruzione del pensiero di Foucault è avanzata molto per quanto appare dalle pubblicazioni in lingua inglese. Di recente è apparsa su Theory Culture and Society un’intervista tra Foucault e Jonathan Simon a Berkeley, da cui emerge come Foucault possa aver avuto una visione maggiormente tattica e meno monolitica del diritto: non più solo ed esclusivamente forma di dominio e assoggettamento, ma anche elemento utile a limitare il potere delle istituzioni. Per di più, grazie al lavoro superlativo di Bernard Harcourt – che ha tra l’altro tenuto una serie di seminari con eminenti cultori di Foucault nel 2015 alla Columbia University, disponibili online – sono state pubblicate le lezioni. E di recente anche le lezioni in Tunisia.

Devo dire che sono rimasta molto colpita da questo interesse per Foucault in ambito anglosassone, che inizialmente, a mio parere, aveva recepito Foucault con un po’ più di ritardo/freddezza rispetto all’Italia. Infatti, anche grazie ad Alessandro Fontana, morto di recente, le lezioni Bisogna Difendere la Società, Sicurezza, Territorio e Popolazione, La Nascita della Biopolitica, e Gli Anormali erano stati pubblicati in italiano molto prima che in inglese. Ora, si diceva nel post seminario, – dopo aver apprezzato il vino spagnolo e francese di non grandissima qualità che spesso si trova nei book launches – l’Italia invece sembra non essere più così avanti nella traduzione/ricostruzione dell’archivio Foucault. Uno studente di dottorato mi diceva che in Italia tutti conoscono Foucault, ma non farebbero mai ciò che si fa qui in Irlanda. In Italia c’è un’attenzione a mantenere i canoni del suo pensiero che gli utilitaristi anglosassoni non conoscono affatto. Ma questo mi sembra essere più il vino a parlare, e si riporta qui a mo’ di resoconto e non senza un po’ di provocazione.

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2 pensieri su ““Una finestra irlandese su Foucault”, di Teresa Degenhardt

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