Pubblichiamo un commento di Antonio Cavaliere, Professore ordinario di Diritto penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II e membro del comitato direttivo della Rivista “Studi sulla questione criminale”, a margine della recente proposta di legge sulla legittima difesa recentemente approvata alla Camera dei deputati.

Ringraziamo Antonio Cavaliere per il post. Buona lettura!

 

Legittima difesa: verso una ‘maldestra’ riforma populista?

di Antonio Cavaliere

Il testo della proposta di legge di riforma della legittima difesa, approvato dalla Camera dei deputati il 4 maggio scorso, presenta gravi incongruenze e contraddizioni; ma, soprattutto, rischia di condurre ad un ulteriore ampliamento della facoltà di usare armi o altri mezzi difensivi, incompatibile con uno stato di diritto.

La questione è oggetto di un dibattito poco informato e di grossolane strumentalizzazioni: cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Fin dalla sua formulazione originaria, l’art. 52 del codice penale giustifica il fatto di reato commesso da chi vi sia stato

“costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.

Quindi, da sempre ci si può difendere dall’aggressore che minacci seriamente l’incolumità propria o altrui, anche uccidendolo: e questo ‘a casa propria’ come in qualsiasi altro luogo. Ma anche se si suppone erroneamente un’aggressione che in realtà non vi è, si è punibili, a titolo di colpa, solo se l’errore era evitabile nelle circostanze date (art. 59 c.p.); oppure se si reagisce in maniera eccessiva e l’eccesso è determinato da colpa (art. 55 c.p.). Certo, se invece l’eccesso è proprio voluto per ‘farsi giustizia da sé’, si risponde del reato doloso, ma anche in tal caso è possibile una diminuzione di pena.

Nel 2006, un legislatore populista cavalcò, in piena campagna elettorale, l’allarme sociale suscitato da furti e rapine in abitazioni, negozi e supermercati, ampliando la legittima difesa: all’art. 52 c.p. furono aggiunti i commi 2 e 3, secondo cui, nei casi di violazione di domicilio o di luoghi in cui si eserciti un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale, la proporzione della difesa viene presunta, quando si usi

“un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o la altrui incolumità;  b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”.

Si tratta di disposizioni pericolose, perché sembrano autorizzare qualsiasi uso, anche mortale, di un’arma, per difendere qualunque bene, pur di tenue valore, dal semplice ladruncolo disarmato; infatti, non è chiaro cosa significhi l’espressione “pericolo d’aggressione”. Pare, quindi, presumersi che sia proporzionato perfino uccidere un ragazzino entrato in giardino per rubare frutta! Ciò risulta in contrasto con l’art. 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con il principio costituzionale di proporzione (art. 3 Cost.). Inoltre, l’oscurità del riferimento alla desistenza e al pericolo di aggressione contrasta con il principio di necessaria precisione della legge penale (art. 25 co. 2 Cost.).

Gli studiosi di diritto penale si espressero perciò pressoché unanimemente contro la riforma, auspicandone quantomeno un’interpretazione fortemente restrittiva.

Per altro verso, quella riforma non poteva perseguire l’obiettivo, pur sbandierato, di evitare che chi si fosse difeso fosse, ‘per giunta’, sottoposto ad un procedimento penale, perché occorre pur sempre accertare i fatti e, quindi, la presenza dei requisiti previsti dalla legge.

Il testo recentemente approvato alla Camera peggiora ulteriormente la disciplina. Viene inserito un nuovo secondo comma dell’art. 52 c.p., secondo cui “fermo quanto previsto dal primo comma, si considera legittima difesa”, nei casi di violazione di domicilio o di luoghi equiparati,

“la reazione a un’aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nei luoghi ivi indicati con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno”.

L’espressione “fermo quanto previsto dal primo comma” sembra a prima vista suggerire che i requisiti previsti per la legittima difesa ‘comune’ debbano valere anche nei nuovi casi contemplati: ma se fosse così, la riforma non avrebbe alcun senso! Non resta, quindi, che ritenere che il legislatore “consideri legittima” qualunque reazione all’aggressione, se quest’ultima avviene “in tempo di notte” oppure “con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno”; qualunque reazione, anche se non è necessaria o il pericolo non è attuale, come è richiesto invece dalla disciplina comune! Quanto alla proporzione, la riforma prevede l’applicazione ai nuovi casi di difesa domiciliare di quell’aberrante presunzione introdotta nel 2006.

Perciò, ad esempio, se qualcuno si introduce nel giardino della villa o nel negozio altrui “di notte”, o anche di giorno, ma semplicemente forzando la serratura (quindi, con “violenza sulle cose”) o fingendosi il postino (“con inganno”), gli si potrà sparare, magari uccidendolo, anche se non è necessario o non c’è un pericolo attuale.

Non si comprende, poi, il riferimento della nuova disposizione alla difesa “in tempo di notte”: come se facesse differenza se l’aggressione avviene di sera o alle sei del mattino, mentre la vittima dorme. Oltretutto, il riferimento alla “notte” è piuttosto indeterminato; d’altro canto, sarebbe assurdo fissare degli ‘orari di apertura’ della legittima difesa domiciliare!

La pasticciata riforma dell’art. 52 c.p. approvata dalla Camera è frutto, peraltro, di un intervento emendativo della Commissione Giustizia. La proposta di legge originaria, infatti, interveniva soltanto sull’art. 59 c.p., relativamente alle ipotesi in cui taluno avesse ritenuto per errore di essere aggredito nel proprio domicilio o in luoghi equiparati. Il tenore originario del disegno di legge era: “La colpa dell’agente è sempre esclusa quando l’errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione”.  In realtà, anche la proposta originaria era mal congegnata, perché, parlando di “errore”, si riferiva in realtà a situazioni di eccesso, nelle quali un’aggressione c’è, ma, a causa del “grave turbamento psichico”, la reazione dell’aggredito è esagerata. Tanto ciò è vero, che la Commissione ha poi inserito l’aggiunta “…posta in essere in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica o per la libertà personale o sessuale”. Naturalmente, se tali situazioni sussistono, non vi è alcun “errore”!

A parte l’ennesima incongruenza, anche la modifica dell’art. 59 c.p. è discutibile, perché il grave turbamento psichico può, in generale, escludere la colpa, senza che vi sia bisogno di una norma ad hoc, che risulta sostanzialmente simbolica.

Ma è soprattutto la prospettata riforma dell’art. 52 c.p. ad aumentare il rischio di dar luogo ad un’intollerabile licenza di uccidere, contraria alla Costituzione ed alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Per giunta, la pessima tecnica legislativa usata determina numerosi dubbi interpretativi: con i conseguenti, prevedibili contrasti e mutamenti giurisprudenziali, perniciosi per la certezza del diritto, l’eguaglianza di trattamento e la stessa tutela dei diritti.

E così, dopo i recenti, discutibili pacchetti ‘sicurezza’ e ‘migranti’, si assiste ad un ulteriore, ‘maldestro’ tentativo di procurarsi consensi securitari, a spese dello stato di diritto.


Per citare questo post: Cavaliere A. (2017), “Legittima difesa: verso una ‘maldestra’ riforma populista?”, pubblicato in Studi sulla Questione Criminale online, al link: https://studiquestionecriminale.wordpress.com/2017/05/10/legittima-difesa-verso-una-maldestra-riforma-populista-di-antonio-cavaliere-universita-di-napoli-federico-ii/

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