“Vite di scarto, tra legalità e ingiustizia”, di Giorgia Serughetti

Pubblichiamo un commento di Giorgia Serughetti (Università degli studi di Milano-Bicocca) sul recente violento sgombero di centinaia di cittadini Eritrei ed Etiopi dalla palazzina di Via Curtatone e poi da Piazza Indipendenza a Roma.

Ringraziamo Giorgia Serughetti per il post. Buona lettura!

 

Vite di scarto, tra legalità e ingiustizia

di Giorgia Serughetti

Sgombero necessario, operazione di cleaning: è il lessico che si impiega per i rifiuti ingombranti e la sporcizia quello con cui le autorità hanno descritto in questi giorni l’allontanamento di centinaia di uomini, donne e bambini eritrei ed etiopi, in larga maggioranza già riconosciuti come rifugiati, dall’immobile di via Curtatone a Roma, vicino a piazza Indipendenza, e poi dalla piazza stessa dove si erano accampati. Non c’è forse manifestazione più eclatante della produzione globale di «vite di scarto», di cui parlava nei suoi scritti Zygmunt Bauman. Accade oltre i confini dell’Unione Europea, nei campi e nelle carceri in cui migranti e profughi possono essere occultati e dimenticati, con il plauso di chi, da questa parte del mare, celebra la clamorosa diminuzione degli arrivi nell’ultimo mese. Accade ai valichi di frontiera, dove di confine si muore. Accade nelle città, dove l’insufficienza cronica dell’accoglienza, unita alla generale crisi abitativa, produce mega-insediamenti informali come unica possibilità di alloggio per persone in attesa o in possesso di un titolo di protezione, per poi ordinarne lo sfollamento, senza preventivamente disporre soluzioni alternative.

La violenza con cui la polizia è intervenuta – idranti, inseguimenti, fermi – è stata stigmatizzata da varie parti, ma sull’intero problema sembra pesare il senso d’ineluttabilità, di autoevidenza e necessità, del processo che va sotto il nome di «ripristino della legalità». Che sotto il tappeto della legalità siano spesso state nascoste la produzione di esclusione sociale e la lotta ai poveri (anziché alla povertà) è fin troppo noto dalle molte analisi critiche delle ordinanze municipali emanate nell’ultimo decennio. Ma il punto vero, anche nel dibattito che segue i fatti di piazza Indipendenza, è che il mantra della «legalità» sembra aver del tutto sostituito parole come «giustizia» e «responsabilità».

Responsabilità di chi ordina un’azione di tale violenza, innanzitutto. È pesato a lungo, sulla vicenda, il silenzio dell’amministrazione romana. Ma anche responsabilità pubblica verso i bisogni e i diritti di esseri umani ridotti a vite marginali, una responsabilità che nasce dal senso di un «noi» che non fa distinzioni tra «romani» e «stranieri». Che non si concretizza nel ridicolo correre ai ripari offrendo una manciata di posti letto in un’altra provincia, per famiglie che spesso hanno lavoro e scuola nella capitale.

E poi giustizia, che non è lo stesso di legalità. Si può rifiutare di obbedire a leggi ingiuste; si può esigere che il diritto e l’ordine sociale siano giusti, e per questo mettere davanti al rispetto cieco della legge i principi dell’eguaglianza, dei diritti fondamentali, della cura delle persone.

«Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla», scriveva don Lorenzo Milani nella sua Lettera ai giudici. «Posso solo dir loro che dovranno tenere in tale onore le leggi da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate».

Se la legalità esprime null’altro che il potere dei forti, si allontana dalla giustizia e annulla le responsabilità. Venga dunque prima la lotta alle ingiustizie sociali, alle discriminazioni e alle violazioni dei diritti. Parlare di legalità, allora, potrebbe diventare un esercizio meno vuoto e strumentale.


Per citare questo post:

Serughetti G. (2017), “Vite di scarto, tra legalità e ingiustizia”, in Studi sulla questione criminale online, consultabile al link https://studiquestionecriminale.wordpress.com/2017/08/27/vite-di-scarto-tra-legalita-e-ingiustizia-di-giorgia-serughetti/

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