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La notte del 14 Marzo Marielle Franco, attivista femminista lesbica impegnata da anni contro le violenze e gli abusi commessi dalla polizia nelle favelas di Rio, viene brutalmente assassinata mentre in un auto stava tornando da una manifestazione per la difesa dei diritti delle donne di colore. A distanza di più di due mesi l’omicidio di Mirelle rimane ancora senza colpevoli. Come redazione abbiamo deciso di proporre il contributo di Fiammetta Bonfigli, assegnista di ricerca presso Centro Universitário La Salle (Canoas), per riflettere sulla militarizzazione del territorio e sull’utilizzo della violenza poliziale come strumento di controllo sociale e repressione.

Ringraziamo Fiammetta Bonfigli per il post. Buona lettura!

Chi ha ucciso Marielle? A due mesi dalla morte il Brasile chiede risposte

di Fiammetta Bonfigli

Sono passati quasi due mesi da quel 14 marzo in cui la consigliera comunale di Rio de Janeiro Marielle Franco, del partido PSOL (Partido Socialismo e Liberdade) è stata assassinata. La causa della morte sembra fin da subito chiara: colpi di arma da fuoco direzionati contro la macchina dove Marielle era seduta sul sedile posteriore, uccidendo sul colpo lei e l’autista Anderson Santos. La notizia della morte si è immediatamente diffusa nei social network brasiliani creando tristezza, sgomento e rabbia. È così che le strade delle principali città brasiliane si sono riempite di manifestanti chiedendo giustizia per Marielle e Anderson. Chiedendo che fossero trovati non solo gli esecutori materiali dell’esecuzione, ma anche i mandanti. Cosa significa la morte di Marielle e perché la sua esecuzione ha scosso così profondamente le coscienze della società civile brasiliana?

Secondo Amnesty International il Brasile è il Paese, tra le Americhe, con il più alto numero di omicidi perpetuati contro attivisti per i diritti umani. Le vittime sono principalmente attivisti a favore della difesa della terra (come per esempio membri del Movimento Sem Terra), avvocati popolari, leader delle comunità, attivisti per i diritti delle donne e LGBT. Oltre a questi devono essere contati, sempre secondo Amnesty, 48 giornalisti.  Il 75% delle esecuzioni che avvengono nelle Americhe, avviene in Brasile.  Nel 2016 furono assassinati 66 attivisti, nel 2017 da gennaio ad agosto il numero delle morti è calcolato da Amnesty intorno alle 58 persone. Di fronte a questi numeri, di fronte alla violenza urbana in Brasile, la morte di Marielle diventa il simbolo di diverse questioni e problematiche che affliggono il continente brasiliano e portano migliaia di persone a chiedere giustizia. Dal giorno della morte di Marielle, diverse letture si intrecciano per poter analizzare il fatto. La morte di Marielle è un “recado” ovvero un messaggio. Ma quale? E a chi è diretto?

Una lettura possibile è quella che tenta comprendere cosa rappresentava Marielle. Marielle Franco era consigliera comunale, la quinta più votata nella città di Rio de Janeiro, nera, madre, lesbica, nata e cresciuta nella favela della Maré, era stata eletta successivamente ad una campagna e ad una attività politica in cui il centro era la lotta per i diritti dei giovani neri e poveri delle favelas, la militanza femminista e LGBT. Marielle in questo senso rappresentava tutta una nuova generazione di attivismo politico in Brasile, la lotta del movimento nero, il femminismo, la denuncia della disuguaglianza e la necessità di cambiamento. La vita e la morte di una donna nera e lesbica, che viene dalla favela e che continua a lavorare con e per la favela, che diventa la quinta consigliera comunale di una città come Rio de Janeiro, non possono passare inosservate. Durante le manifestazioni che si sono susseguite dopo la sua morte, durante il funerale colmo di persone a Rio de Janeiro, le parole del movimento nero sono state chiare: “Questo è un messaggio per noi”, “Basta allo sterminio dei giovani neri nelle periferie”.

Oltre a questa prima lettura vi è un altro importante punto di analisi: il lavoro che Marielle aveva svolto, insieme al deputato statale ed ex candidato sindaco di Rio de Janeiro Marcelo Freixo (sempre del partito PSOL) nel CPI di Rio de Janeiro e l’attenta denuncia che Marielle aveva recentemente lanciato contro il piano di intervento delle forze militari nelle favelas di Rio de Janeiro, deciso dall’attuale governo golpista di Michel Temer.

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La CPI è una commissione parlamentare che fu creata nel 2008 per monitorare e denunciare la presenza e il motore delle milicias nel territorio di Rio de Janeiro.  Le milicias sono gruppi composti da poliziotti, militari e civili, membri delle forze armate, pompieri, agenti di sicurezza privata e agenti penitenziari che effettuano un controllo illegale e violento sul territorio. Dopo 10 anni dalla la creazione della CPI le milicias sono in espansione e sono state segnalate come responsabili dell’esecuzione di Marielle, dato il livello di professionalità del crimine e le costanti critiche da lei fatte contro l’intervento militare a Rio de Janeiro. Un’inchiesta svolta da The Intercept Brasil, dimostra che, delle 6.475 telefonate ricevute tra il 2016 e il 2017 dal servizio telefonico di denuncia “Disque Denuncia” sulle attività dei trafficanti di droga e dei paramilitari di Rio de Janeiro, il 65% erano rivolte contro le attività dei “milicianos”. Tale inchiesta evidenzia come attualmente il potere che i paramilitari hanno sul territorio ha superato quello dei narcotrafficanti, sviluppando un modello di business basato sull’estorsione e lo sfruttamento clandestino di servizi quali luce, gas, tv a cavo, e controllando il diritto alla casa del programma “Minha Casa, Minha Vida”, terrorizzando la popolazione a suon di arma da fuoco.

Le milizie paramilitari sono nate intorno al 2000 con una retorica di protezione delle comunità contro i narcotrafficanti e sono diventate gruppi di politici e imprenditori che concorrono con i narcotrafficanti per il controllo istituzionale nei comuni, tanto che secondo i giornalisti Olliveira, Couto, Hirota e Spagnuol (2018) i paramilitari delle milicias sono “I signori della vita e della morte” È denunciando tale potere che Marielle lavorava nella commissione CPI con Marcelo Freixo, un lavoro di denuncia che si è concluso con 226 indiziati di partecipazione in bande paramilitari, tra cui deputati e consiglieri comunali. Oggi molti dei paramilitari arrestati in seguito a questo lavoro di denuncia stanno uscendo di prigione e chiaramente continuano ad essere un rischio per la sicurezza pubblica e una minaccia concreta, tanto che secondo Ramalho e Demori (2018) alcuni miliziani denunciati dalla CPI sono stati visti nei corridoi della sede del comune poche ore prima dell’esecuzione di Marielle.

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Marielle non solo aveva lavorato nella CPI sull’operato delle milicias, ma pochi giorni prima di morire aveva pubblicamente denunciato gli abusi dei militari del 41esimo reparto durante l’intervento militare nella favela di Acarì (O Globo 2018). L’intervento militare a Rio de Janeiro è una recente misura del governo Temer che è stata fortemente criticata in vari ambiti, incluso quello giuridico. L’intervento militare, decretato il 16 di febbraio 2018, un mese prima dell’esecuzione di Marielle, è un procedimento regolato dagli articoli 34 e 26 del capitolo VI della Costituzione Federale, che prevedono che il Governo Federale possa intervenire negli Stati membri per mantenere l’integrità del territorio brasiliano, riorganizzare le finanze della Federazione o respingere un attacco di uno Stato estero. Nel caso dell’intervento militare federale a Rio de Janeiro è stato utilizzato  il comma  tre dell’art. 34 che permette l’intervento in caso di “grave minaccia all’ordine pubblico”. Uno studio svolto dall’Osservatorio sulla Sicurezza Pubblica (ISP) ha rilevato che due mesi dopo l’inizio dell’intervento militare a Rio de Janeiro il numero di sparatorie e massacri (“chacinas”) è aumentato rispetto allo stesso arco di tempo nel 2017 (Boeckel 2018). Ed è paradossale che un intervento militare che fu fortemente e apertamente criticato e denunciato da Marielle come un attacco preciso e organizzato alle favelas di Rio de Janeiro, come una militarizzazione che avrebbe portato solo più morte e insicurezza tra i settori più poveri e marginalizzati della società brasiliana, sia oggi sostenuto da alcuni come una misura valida. Lo stesso Presidente Michel Temer, il giorno successivo all’omicidio di Marielle, ha difeso la continuità dell’intervento militare a Rio de Janeiro, usando paradossalmente la morte di Marielle per giustificare tale misura: “per questo, noi decretiamo l’intervento per distruggere il banditismo senza controllo che si è installato in quella città da parte delle organizzazioni criminali” (Nassif 2018).

Se Marielle sia stata uccisa per ciò che rappresentava, per essere una donna nera lesbica, della favela e militante, per il suo lavoro di monitoraggio e denuncia contro le milicias paramilitari, o per la sua opposizione pubblica all’intervento militare a Rio de Janeiro, ancora non si sa per certo. Queste tre linee sono intrecciate e compongono il mosaico dello Stato d’eccezione che vive il Brasile. Uno stato d’eccezione che non è cominciato con il golpe del 2016 contro il governo di Dilma Rousseff, ma che si dispiega contro determinati settori della popolazione brasiliana e determinati territori già dall’epoca della colonizzazione, lo schiavismo e durante la difficile democratizzazione del Brasile post dittatura civico-militare (1964-1985). In questo senso, la morte di Marielle è simbolica e ci racconta di un Brasile che vive pienamente quello che Achille Mbembe (2003) denomina “necropolitica”, una politica di sterminio di corpi, di militarizzazione urbana, di violenza poliziesca, di attacco ai diritti di chi osa alzare la testa e gridare quel “Nunca mais” (mai più) che risuona come un eco e mai è stato applicato in questa terra “dove tutti sono baroni” come ci dice Sergio Buarque de Holanda (1995).

È necessario continuare a esigere giustizia per Marielle e Anderson, perché è necessario continuare a denunciare questa politica di controllo e sterminio nel territorio brasiliano.

Marielle e Anderson presentes!

Riferimenti bibliografici:

Buarque De Holanda Sérgio (1995), Raìzes do Brasil, ed. 26°, edizione originale 1936, Companhia das Letras, São Paulo.

Mbembe Achille (2003), Necropolitics, in “Public Culture”, Volume 15, Number 1, Duke University Press, pp. 11-40.

Articoli di giornale:

Vilela Fabio (2017), Brasil é país das Américas que mais mata defensores de direitos humanos, Jornal Hoje, disponibile in: http://g1.globo.com/jornal-hoje/noticia/2017/12/brasil-e-pais-das-americas-onde-mais-se-mata-defensores-de-direitos-humanos.html

Olliveira Cecília Maria, Couto Maria Isabel,Hirota Renata, Spagnuol Sérgio (2018), Tá tudo dominado. Exclusivo: as milícias assumiram o controle do Rio de Janeiro, The intercept. Disponibile in: https://theintercept.com/2018/04/05/milicia-controle-rio-de-janeiro/

Sérgio Ramalho Sérgio,  Demori Leandro (2018), OUTRO MILICIANO DE CPI NA QUAL MARIELLE FRANCO TRABALHOU ESTEVE NA CÂMARA – HORAS ANTES DO CRIME, The Intercept: Disponibile in: https://theintercept.com/2018/03/21/outro-miliciano-marielle-franco-camara-crime/

Juliana Castro (2008),CPI das Milícias do Rio termina com 226 indiciados; lista inclui ex-secretário, deputado estadual e vereadores, Uol Notícias Cotidiano, disponibile in:  https://noticias.uol.com.br/cotidiano/2008/11/14/ult5772u1546.jhtm

Cristina Boeckel (2018), Número de tiroteios no RJ aumentou após chegada das Forças Armadas, diz relatório do Observatório da Intervenção, G1, Disponibile in: https://g1.globo.com/rj/rio-de-janeiro/noticia/numero-de-tiroteios-no-rj-aumentou-apos-chega-das-forcas-armadas-diz-relatorio-do-observatorio-da-intervencao.ghtml

Luis Nassif (2018), Governo Temer usa morte de Marielle para justificar intervenção militar, GGN, disponibile in:https://jornalggn.com.br/noticia/governo-temer-usa-morte-de-marielle-para-justificar-intervencao-militar

O Globo (2018), Quatro dias antes de ser assassinada, Marielle Franco compartilhou denúncia contra ação de Pms, O Globo, Disponibile in:
https://oglobo.globo.com/rio/quatro-dias-antes-de-ser-assassinada-marielle-franco-compartilhou-denuncia-contra-acao-de-pms-22491429#ixzz5EoxkmffGa.


Per citare questo post:

Bonfigli F. (2018), “Chi Ha Ucciso Marielle? A Due Mesi Dalla Morte Il Brasile Chiede Risposte” pubblicato in Studi sulla questione criminale online, consultabile al link:  https://studiquestionecriminale.wordpress.com/2018/05/09/chi-ha-ucciso-marielle-a-due-mesi-dalla-morte-il-brasile-chiede-risposte