Pubblichiamo la recensione di Tommaso Sarti (Ricercatore indipendente) al libro recentemente uscito per Franco Angeli (2017), “Jean Budrillard. Pornografia del terrorismo”, a cura di Vanni Codeluppi. Ringraziamo Tommaso Sarti per il post. Buona lettura!

JEAN BAUDRILLARD, Pornografia del terrorismo, a cura di Vanni Codeluppi, FrancoAngeli, 2017, pp. 80.

di Tommaso Sarti

Il libro che ci si appresta a recensire, “Jean Baudillard. Pornografia del terrorismo” a cura di Vanni Codeluppi, sociologo dei media e della comunicazione, edito dalla casa editrice FrancoAngeli (2017), rappresenta un testo denso e tagliente su un tema, quale quello del terrorismo, «costantemente presente nelle riflessioni del sociologo francese» (Codeluppi, 2017, p.7) e ormai imprescindibile dalla nostra quotidianità. Con questo contributo, Codeluppi, oltre a voler ricordare la scomparsa di Baudrillard, avvenuta il 6 marzo del 2007 a Parigi, ha il merito di far scoprire e riscoprire il pensiero di un autore, sociologo e filosofo, considerato uno dei padri del postmoderno.

Jean Baudrillard, nato a Reims nel 1929, professore a Nanterre dal 1966, autore di una cinquantina di libri, tra cui Il sistema degli oggetti (1968), La società dei consumi (1976), All’ombra delle maggioranze silenziose (1978), Lo scambio simbolico e la morte (1979), sostenitore di posizioni radicali ed eterodosse, nate con la contestazione del’68, e accanito critico dell’ortodossia e del burocratismo del partito comunista francese. Autore troppo spesso incompreso e banalizzato, anche a causa della sua scrittura frammentata e disturbante, fin dagli anni Settanta si dimostra un attento studioso/critico della società del consumo e dei media, per diventare, negli anni maturi, portatore di una visione catastrofica da lui stesso affermata: «noi cerchiamo di andare sempre più veloci benché siamo virtualmente già arrivati fino in fondo, siamo alla fine» (Baudrillard in Ferraresi, 2018).

Il testo è composto da cinque saggi di Baudrillard sul terrorismo[1] e si apre con l’introduzione di Vanni Codeluppi. Quest’ultima è incentrata prevalentemente sull’elaborazione delle tre fasi del terrorismo: fase del gesto singolo e della stampa, coincidente con gli attentati di fine Ottocento; fase delle organizzazioni e della televisione, compresa tra anni Settanta e primi anni Duemila; fase “individuale” e della rete, propria della nostra epoca. Segue sulla centralità del concetto di «scambio simbolico» nell’accezione data dall’antropologo Georges Bataille, inteso come quel “dono” – nel senso di dépense e di spreco – impossibile da ricambiare e che i terroristi farebbero alla società con la propria vita. Attraverso questa analisi, il curatore ci riconsegna la visione di Baudrillard, una visione articolata quanto complessa e pessimista, che mette a disposizione per il lettore e la lettrice un’approfondita analisi del terrorismo e delle sue molteplici forme. Senza esprimere giudizi di valore, Baudrillard passa in rassegna le diverse manifestazioni di terrore e terrorismo, distinguendo quest’ultimo sia dal banditismo, fenomeno sociale che utilizza la violenza per fini economici, sia dalle azioni di commando, atti di guerra contro un nemico determinato per scopi bellici, indicandolo come l’unico fenomeno affine alle masse, intimamente legato ad esse ed ai media, in quanto:

«[…] non vi è altro equivalente al carattere cieco, non rappresentativo, vuoto di senso dell’atto terroristico se non il comportamento cieco, vuoto di senso e fuori da ogni rappresentazione, che è quello delle masse» (Boudrillard in Codeluppi, 2017, p. 37).

Con il termine “masse”, infatti, il sociologo francese suole indicare una sorta di “buco nero”, un gruppo innumerevole, innominabile e anonimo, responsabile di quella scomparsa del sociale – argomento elaborato da Baudrillard nel volume All’ombra delle maggioranze silenziose (1978) – nonché vittima predestinata del terrorismo, rappresentazione massima dell’ostaggio, di quell’individuo «posto in uno stato di emergenza radicale, di sterminio virtuale» (Baudrillard in Codeluppi, 2017, p. 41). Le masse, rifiutando il “battesimo del sociale” e quindi di compiere il proprio dovere, restano inermi e destrutturate, accettano e rifiutano in blocco tutto ciò che viene loro inviato e senza darne un senso, restando quindi indifferenti, lo lasciano cadere in uno spazio indeterminato, segnato da «ipersimulazione distruttrice» e «iperconformismo distruttore». Come afferma il filosofo, esse non hanno nulla da dire, sono l’ultima forma della non partecipazione e della non rappresentazione, la reversione di ogni istanza sociale e rivoluzionaria; è proprio questo l’aspetto che più le accomuna al terrorismo, ossia, riprendendo le parole del Nostro:

«[…] il fatto di essere la forma più radicale, più esacerbata di negazione di ogni sistema rappresentativo» (Baudrillard in Codeluppi, 2017, p.37).

Ci troviamo di fronte ad un terrorismo che sconvolge le regole del gioco, un terrorismo che proprio come le masse non ha nulla da dire, il quale, dispone di tutti gli strumenti, le tecnologie e le armi delle potenze dominanti ­- non sono più barbari che assediano l’impero – e non cessa di volerle vedere umiliate e sterminate. Ma ciò non basta, perché, oltre a disporre degli strumenti per distruggerle, questo nuovo terrorismo fa qualcosa in più: attraverso una strategia “mimetica” (stesse case, stesse famiglie, stessi lavori delle persone comuni), fa si che il sospetto possa ricadere su chiunque. Siamo tutti ostaggi, ma siamo anche tutti terroristi, chiosa dunque Baudrillard; insistendo sul venire meno della possibilità d’individuare un potenziale terrorista, quanto sulla potenza e ambivalenza del terrorismo stesso, ci mette davanti alle nostre paure, alle nostre responsabilità e alle nostre possibili derive.

Con questo libro, ad una prima lettura macchinoso, Codeluppi offre un’ottima cassetta degli attrezzi per scardinare quella razionalità occidentale, costruita sulla promessa di benessere, felicità e sicurezza, che provando a cancellare la morte dalla società, ha consegnato ai terroristi «[…] un’arma assoluta contro un sistema che vive dell’esclusione della morte […]» (Baudrillard in Codeluppi, 2017, p. 18), ossia la loro stessa morte, simbolica e sacrificale, un dono, come detto precedentemente, impossibile da ricambiare se non ad un prezzo troppo alto per le nostre società.

Non si tratta di un testo scorrevole, dal momento che induce il lettore e la lettrice a rileggere i passaggi precedenti per poter proseguire, né di un testo rassicurante, poiché spesso porta a ragionamenti difficilmente digeribili, seguiti da domande scomode, a cui il sociologo risponde, se possibile, in maniera ancora più scomoda. Eppure, ci invita ad interrogarci e, forse, riprendendo le parole di Mauro Ferraresi (2018), a non consacrare l’esercizio del pensiero alla lettura e incasellamento della realtà, rigettando il suo «esercizio razionale e tradizionale […] poiché […] riduttivo, restrittivo e in ultima analisi, come si soleva dire allora, fascista».

Riferimenti bibliografici

Note

[1] A l’ombre des majorités silencieuses ou la fin du social, 1978. Trad. it. All’ombra delle maggioranze silenziose ovvero la morte del sociale 1978; Les strategies fatales, 1983. Trad. it. Le stretagie fatali, 1984; La trasparence du mal, 1990. Trad. it. La dtrasparenza del male. Saggio sui fenomeni estremi, 1991; L’esprit du terrorisme, 2002. Trad. it. Lo spirito del terrorismo, 2002; Pornographie de la guerre, 2004. Trad. it. Il reality show dell’orrore, 2004


Per citare questo post

Sarti, T. (2018), “Recensione di “Jean Baudrillard. Pornografia del terrorismo”, a cura di Vanni Codeluppi (FrancoAngeli, 2017), di Tommaso Sarti (Ricercatore indipendente)”, post pubblicato in Studi sulla questione criminale online, consultabile all’indirizzo: https://studiquestionecriminale.wordpress.com/2018/09/17/recensione-di-jean-baudrillard-pornografia-del-terrorismo-a-cura-di-vanni-codeluppi-francoangeli-2017-di-tommaso-sarti-ricercatore-indipendente/