In seguito ai presunti fatti di violenza occorsi in danno alla popolazione detenuta all’interno del carcere torinese, denunciati dalla garante comunale, Monica Cristina Gallo, riceviamo e pubblichiamo un comunicato a firma di docenti e ricercatori dell’Università di Torino in sostegno alla garante comunale e a tutte le figure di garanzia nazionali e locali operanti nel sistema penitenziario.

Il carcere: un castello di cristallo?

I fatti riportati negli ultimi giorni dai principali organi di informazione nazionale, relativi alle presunte violenze consumate ai danni di alcune persone detenute presso la Casa Circondariale “Lorusso e  Cutugno” di Torino, impongono delle riflessioni al corpo docente che da anni svolge parte della propria attività nell’ambito del penitenziario torinese.

Come noto, per diverse ragioni l’istituzione penitenziaria è un luogo di particolare interesse per il mondo accademico.

In primo luogo, perché il carcere è tradizionalmente un terreno di ricerca dove negli anni si sono cimentate svariate discipline, dalle scienze sociali e umanistiche, sino ad arrivare a quelle economiche, urbanistiche e dell’architettura. Il nostro territorio, da questo punto di vista, ha contribuito a tale tradizione di studi con ricerche che hanno indagato, per fare alcuni esempi, i campi del lavoro penitenziario, delle carriere criminali e della recidiva, della tutela dei diritti e del reingresso in società a seguito del fine pena.

Non meno rilevante è la prospettiva della didattica universitaria. L’esperienza dei Poli Universitari all’interno degli istituti penitenziari, vede proprio Torino tra i precursori di un movimento secondo il quale il riconoscimento dei diritti – e quindi anche di quello allo studio – costituisce uno dei pilastri per la riacquisizione di forme di cittadinanza attiva fra soggetti provenienti da un percorso di esecuzione penale. Accanto all’esperienza del Polo Universitario, le pratiche delle cliniche legali hanno contribuito ad avvicinare gli studenti universitari con la realtà del carcere, adottando un modello di didattica esperienziale di cui hanno beneficiato studenti, docenti e, crediamo, anche la comunità penitenziaria.

Infine, l’istituzione penitenziaria è un terreno dove l’Università sperimenta interventi di “terza missione”, finalizzati alla diffusione dei risultati delle ricerche accademiche, nell’ottica di un significativo impatto pubblico degli studi condotti in ambito accademico. Anche da questo punto di vista il caso torinese è stato in questi anni tra i più significativi, là dove il rapporto fra istituto penitenziario e Università si è concretizzato in iniziative quali rassegne cinematografiche, dibattiti, interventi di supporto ai familiari delle persone detenute, ecc.

Le aree di intervento appena menzionate si fondano sulla convinzione che una delle modalità più efficaci per superare gli aspetti più de-umanizzanti delle istituzioni totali sia favorirne una minore opacità. Da questo punto di vista, il modello del “carcere trasparente”, che proprio a Torino ha avuto un’ispiratrice come Bianca Guidetti Serra, è ciò che ha mosso molti docenti, ricercatori e altro personale universitario a confrontarsi con il carcere. La convinzione di molti di noi è sempre stata quella secondo la quale l’ingresso della società civile avrebbe potuto contribuire a rendere tale istituzione meno oppressiva e favorire una maggiore coerenza con i principi e i valori che hanno ispirato i padri costituenti al momento della redazione dell’art. 27 della Costituzione Repubblicana.

I fatti emersi in questi giorni appaiono come sconfortanti da diversi punti di vista, ma possono anche essere occasione per un rinnovato impegno di tutti nella direzione appena richiamata.

Sappiamo che l’indagine giudiziaria nasce a seguito di un esposto della Garante dei diritti delle persone private della libertà della Città di Torino e del ruolo svolto, a seguito delle visite ispettive, dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. L’operato di tali figure di garanzia si rivela, a nostro parere, come un baluardo fondamentale, sia nella promozione e tutela dei diritti, sia nella prospettiva di una sempre maggiore “trasparenza” delle pratiche penitenziarie e dell’esecuzione delle pene. Nessuna vicenda e nessuna reazione che – su piani diversi – essa può suscitare, può metterne in discussione la presenza e l’agire all’interno della istituzione interessata.

Per tali motivi in quanto docenti universitari impegnati in carcere o comunque interessati alla sua vita come istituzione della società in cui tutti viviamo, intendiamo esprimere il nostro apprezzamento e la piena solidarietà nei confronti di Monica Cristina Gallo, e di tutte le figure di garanzia nazionali e locali operantinel sistema penitenziario.

Per parte nostra rinnoviamo l’impegno e la disponibilità della comunità accademica a operare per un futuro nel quale le pratiche dell’istituzione penitenziaria siano pienamente conoscibili alla comunità esterna e i diritti fondamentali di chi è privato della libertà siano sempre nei fatti garantiti, conformemente allo spirito e alla lettera della Costituzione e delle leggi che regolano questo delicato settore. Insieme assicuriamo l’impegno e la disponibilità a sostenere – con le diverse competenze che possiamo mettere a disposizione – quanti nelle istituzioni operano, affinché sappiano affrontare al meglio le molte difficoltà che incontrano quotidianamente nello svolgimento dei loro compiti.

  • Davide Petrini, Professore Ordinario di Diritto penale, Università di Torino
  • Franco Prina, Professore Ordinario di Sociologia del diritto e della devianza, Università di Torino
  • Claudio Sarzotti, Professore Ordinario di Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
  • Laura Scomparin, Professoressa Ordinaria di Diritto processuale penale, Università di Torino
  • Giovanni Torrente, Ricercatore in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
  • Daniela Adorni, Ricercatrice in Storia contemporanea, Università di Torino
  • Costanza Agnella, Dottoranda in Diritti e Istituzioni, Università di Torino
  • Alessandra Algostino, Professoressa Associata di Diritto costituzionale, Università di Torino
  • Perla Arianna Allegri, Assegnista di ricerca in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
  • Filippo Barbera, Professore Ordinario di Sociologia dei processi economici, Università di Torino
  • Marinella Beluati, Professoressa Associata di Sociologia dei processi culturali, Università di Torino
  • Cecilia Blengino, Ricercatrice in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
  • Gian Mario Bravo, Professore Emerito di Storia delle dottrine politiche, Università di Torino
  • Sandro Busso, Ricercatore in Sociologia politica, Università di Torino
  • Maddalena Cannito, Assegnista di ricerca, Università di Torino
  • Francesco Caprioli, Professore Ordinario di Diritto processuale penale, Università di Torino
  • Mario Cardano, Professore Ordinario di Sociologia della salute, Università di Torino
  • Renzo Carriero, Professore Associato di Sociologia, Università di Torino
  • Francesco Costamagna, Professore Associato di Diritto dell’Unione europea, Università di Torino
  • Amedeo Cottino, Professore di Sociologia del diritto, Università di Torino
  • Massimo Cuono, Ricercatore in Filosofia politica, Università di Torino
  • Roberto Di Monaco, Ricercatore in Sociologia, Università di Torino
  • Alessandra Durio, Ricercatrice in Statistica, Università di Torino
  • Valeria Ferraris, Ricercatrice in Sociologia del diritto e della devianza, Università di Torino
  • Luigi Gariglio, Ricercatore in Sociologia, Università di Torino
  • Michele Graziadei, Professore Ordinario di Diritto privato comparato, Università di Torino
  • Enrico Grosso, Professore Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Torino
  • Daniela Izzi, Professoressa Associata di Diritto del lavoro, Università di Torino
  • Gabrielle Laffaille, Lettrice di lingua francese, Università di Torino
  • Fabio Longo, Ricercatore in Diritto pubblico comparato, Università di Torino
  • Matteo Lupano, Professore Associato di Diritto processuale civile, Università di Torino
  • Giulia Mantovani, Professoressa Associata di Diritto processuale penale, Università di Torino
  • Valeria Marcenò, Professoressa Associato di Diritto costituzionale, Università di Torino
  • Dora Marucco, Professoressa di Storia delle istituzioni politiche, Università di Torino
  • Alfio Mastropaolo, Professore Emerito di Scienza politica, Università di Torino
  • Michele Miravalle, Assegnista di ricerca in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
  • Manuela Naldini, Professoressa Associata di Sociologia della famiglia, Università di Torino
  • Tiziana Nazio, Ricercatrice in Sociologia generale, Università di Torino
  • Guido Neppi Modona, Professore Emerito di Istituzioni di diritto e procedura penale, Università di Torino
  • Elisabetta Palici di Suni, Professoressa Ordinaria di Diritto pubblico comparato, Università di Torino
  • Valentina Pazè, Professoressa Associata di Filosofia politica, Università di Torino
  • Marco Pelissero, Professore Ordinario di Diritto penale, Università di Torino
  • Maria Teresa Pichetto, Professoressa di Storia del pensiero politico, Università di Torino
  • Francesco Ramella, Professore Ordinario di Sociologia dei processi economici, Università di Torino
  • Franca Roncarolo, Professoressa Ordinaria di Scienza Politica, Università di Torino
  • Daniela Ronco, Assegnista di ricerca in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
  • Rocco Sciarrone, Professore Ordinario di Sociologia economica, Università di Torino
  • Cristina Solera, Ricercatrice in Sociologia, Università di Torino
  • Andrea Sormano, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università di Torino
  • Lorenzo Todesco, Ricercatore in Sociologia generale, Università di Torino