Pubblichiamo inviatoci da Mariangela D’Ambrosio (Università degli Studi del Molise per la blog serie #CallMeCOVID19. Nelle pagine di Studi sulla questione criminale online potete trovare tutte le riflessioni arrivate in risposta alla Call.

Ringraziamo Mariangela e buona lettura!

 

women-3118387_1920Foto: Daniel_Nebreda

 

Emozioni devianti in contesto d’emergenza: brevi riflessioni sociologiche fra reale e virtuale

di Mariangela D’Ambrosio – Università degli Studi del Molise

 

L’Italia sta affrontando, ormai da settimane, l’emergenza COVID-19. Ci siamo stretti, almeno virtualmente, in quello che viene definito “senso di comunità” a sottolineare un’appartenenza comune, un legame fiduciario fra soggetto e gruppo dove i bisogni della collettività primeggiano su quelli individuali. Una forma di rinnovato patriottismo echeggia nelle città e nei paesi. Ce lo dimostrerebbero i flash mob sui balconi divenuti virali in rete, i numerosi post e le foto di speranza collettiva che viaggiano in una narrazione continua di storie e simboli che tentano di abbattere i confini spazio-temporali.

In tal contesto, dove i processi decisionali degli attori sociali vengono ri-definiti e delimitati, sembra risuonare, oltre che una spinta solidaristica, anche una forte condivisione emotiva che risuona nell’intensità delle sensazioni esperite, altresì tramite i nuovi mezzi tecnologici. Una condivisione emotiva però che può assumere anche aspetti disorganizzati, devianti.

La nostra società, infatti, è e resta fortemente dicotomica, anche in momenti di crisi come questo dove le emozioni riflettono azioni ed agiti: se da un lato, i tradizionali e i nuovi mezzi di comunicazione ci informano in maniera costante sull’andamento epidemico e ci forniscono spunti su come riorganizzare la vita in casa ai tempi della “quarantena”, dall’altro, sempre nell’on line, ci raccontano l’aumento delle speculazioni e dei crimini informatici, legati fra tutti, alla vendita di presidi sanitari necessari. L’informazione e il crimine, in altri termini, si adattano ai tempi della società dell’emergenza.

Rispetto alla viralità dei contenuti, da segnalare il video postato su TikTok di una influencer statunitense di 22 anni, Ava Louise, che lecca un WC e lancia il coronavirus challenge dicendo che ha voluto provare un esperimento sociale o si pensi alla presa in giro di Carlà che è stata ripresa mentre simulava una crisi respiratoria e diceva, ridendo: “noi non abbiamo paura, siamo della vecchia scuola“. Per questo, ci si indigna e si prova anche disgusto.

Sono sensazioni contrastanti, quindi, quelle con le quali ci stiamo tutti confrontando in un periodo storico e sociale, dove le informazioni ricevute,  la struttura comunitaria, il legame, le regole del sentire, nella realtà coronavirus cambiano, mutano e con esse le interazioni fra gli individui, e dunque lo scambio collettivo.

L’individuo, in condizioni di ‘normalità’, può mettere in atto di espressioni emozional – sentimentali spesso dissonanti dal reale sentire a causa di molteplici ragioni ma ancora di più egli può provare stati emotivi stranianti in un contesto di grande difficoltà e incertezza socio-sanitaria.

L’agente sociale, costretto all’auto-isolamento, è chiamato per la prima volta nel nuovo secolo a non essere sociale, a non manifestare vicinanza emotiva, a negare qualunque contatto fisico in nome della sicurezza collettiva oltre che individuale. D’altro canto, egli è chiamato a ridiscutere la sua routine, individuale o condivisa, nella scansione di un tempo infinito, più dilatato.

La pervasività e l’impatto del virus nella quotidianità sono palesi e minano, dunque, la regolazione emotiva di ciascuno anche alla luce delle sollecitazioni mediatiche e delle pressioni sociali subite in questi giorni. Controllare le emozioni significa comprenderle, pensarle e agirle, quindi attuarle nei comportamenti.

L’individuo, in tal senso, potrebbe rispondere o negando l’evento traumatico distaccandosene anche esorcizzandolo oppure provando rabbia, ribellione, solitudine e in casi estremi disperazione, tristezza. Va, però, provata tutta la vasta gamma emozionale perché questo è uno dei modi che l’uomo ha per comprendere ciò che accade, per rivalutare l’ordine di valori e di priorità prima (e si spera dopo) dell’emergenza.

Provare emozioni dissonanti e spesso spiacevoli, sociologicamente viene definita devianza emozionale ossia

l’esperienza o l’espressione di emozioni che differiscono, qualitativamente o quantitativamente, da quanto ci si aspetterebbe di osservare in determinate situazioni” (Thoits P. A., 1995:126)

La persistenza di situazioni stressogene, traumatiche e ambigue, unitamente alla mancanza di supporto sociale alle proprie emozioni (le quali dovrebbero essere condivise ma non è cosi per tutti, nonostante stesse condizioni) sono solo due condizioni per cui si può verificare la devianza emozionale (Turner J. H., Stets J. E.,2005:54).

Ecco perché, oggi più che mai, risulta cruciale mettere in pratica il lavoro emozionale (emotion work) “nel tentativo (…) di cambiare nella misura o nella qualità un’emozione o un sentimento” (Hochschild A. Russell,2013:56) nell’espressione interna/esterna (si pensi al pianto, per esempio).

Nel nostro tempo, quello del COVID-19, l’uomo deve riscoprirsi emozionale[1] (anche deviante emozionale controllando tali sensazioni), dotato di sensazioni ampie e differenti che devono minimizzare la cultura mercantilistica del sentire sociale ante pandemia,  “quel tipo di ideale caratterizzato da dall’insieme di convinzioni e pratiche derivanti dalle premesse che il comprare e il vendere sono forme primarie di identità” ( Hochschild A. R., 2006:175) le quali deviano l’individuo dall’essere ancorato ai legami affettivi, considerando i sentimenti da un punto di vista meramente effimero ed utilitarista e realizzando un disimpegno dei sentimenti in una cultura, quella occidentale, ‘fredda’ (Flam H.,1995).

[1] Lo dobbiamo soprattutto ai più piccoli, ai pre-adolsecenti, agli adolescenti, ai giovanissimi e giovani perché noi adulti restiamo loro punti di riferimento.

 

 

Bibliografia:

Flam H (1995) L’«uomo» emozionale. Milano: Anabasi

Hochschild AR.(2006) Per amore o per denaro. La commercializzazione della vita intima. Bologna:Il Mulino

Hochschild AR (2013) LAvoro Emozionale e Struttura Sociale. Roma: Armando Editore

Thoits PA (1995) La sociologia delle emozioni. In: Turnaturi G (ed) La sociologia delle emozioni. Milano: Edizioni Anabasi

Turner JH and Stets JE (2005) The sociology of emotion. In: Lewis, M, Haviland-Jones JM, & Barrett LF (eds) (2005) Handbook of emotions (3rd ed.). NY:The Guilford Press.

 

Per citare il post:

D’Ambrosio M (2020) Emozioni devianti in contesto d’emergenza: brevi riflessioni sociologiche  fra reale e virtuale. Disponibile al link: https://studiquestionecriminale.wordpress.com/2020/04/10/emozioni-devianti-in-contesto-demergenza-brevi-riflessioni-sociologiche-fra-reale-e-virtuale/