Pubblichiamo inviatoci da Chiara De Robertis (dottoranda di ricerca in Diritti e Istituzioni, Università degli Studi di Torino)  per la blog serie #CallMeCOVID19. Nelle pagine di Studi sulla questione criminale online potete trovare tutte le riflessioni arrivate in risposta alla Call.

Ringraziamo Chiara e buona lettura!

 

 d6426b69ae9c45ac6cd3357bc0412dc3Foto: eticamente.net

Diseguaglianze e diritto penale ai tempi del COVID19

di Chiara De Robertis

 

La situazione che tutto il mondo sta vivendo di questi tempi è surreale da molti punti di vista. In primis, e forse ce ne si rende conto molto di più quando si esce di casa per fare la spesa piuttosto che standosene rinchiusi nel proprio guscio sicuro, sembra di essere i nuovi protagonisti di uno di quei film distopici che abbiamo sempre creduto essere così lontani dalla realtà e che invece hanno preso forma reale. In secondo luogo, le nostre vite si sono fermate, anche se preferisco dire rallentate, le abitudini sono cambiate, e tutto si svolge intorno al focolare domestico di ognuno. È come se si fosse tirato il freno a mano alla quotidiana frenesia che contraddistingue la nostra società contemporanea e verso la quale ognuno di noi prova un odi et amo a fasi alterne. Il Covid19 però ci mette davanti a una dura realtà: i consumi mutano, il lavoro si trasforma, il quotidiano è completamente stravolto ma le diseguaglianze restano. La diseguaglianza rappresenta infatti una delle poche variabili indipendenti il cui valore non dipende dalla variabile Covid19. Le quarantene assumono forma diversa in relazione alle diverse risorse di cui ognuno dispone: chi sta nella villa al mare con dieci stanze, chi in cinque persone in un appartamento di 70 metri quadri e chi invece sta per strada perché una casa non ce l’ha. Partiamo da loro, partiamo dagli ultimi. È di questi giorni la vergognosa notizia che le Forze dell’ordine in diversi comuni italiani, in ottemperanza ai vari decreti varati dal Presidente del Consiglio dei Ministri nel mese di marzo, abbiano multato e denunciato molte persone senza fissa dimora perché trovate per strada in questo momento in cui per strada si può transitare esclusivamente per esigenze lavorative, motivi di salute e di necessità[1]. È qui che si nota a pieno il carattere cieco e infimo del diritto penale. Il diritto penale è stupido e non è in grado di per sé di ragionare. Nel senso di Umberto Eco, il cui Belbo de Il pendolo di Foucault (1988, pp. 40-41) distingueva tra cretini, imbecilli, stupidi e matti, e lo stupido era colui che «non sbaglia nel comportamento», ma «nel ragionamento». «È quello che dice che tutti i cani sono animali domestici e tutti i cani abbaiano, ma anche i gatti sono animali domestici e quindi abbaiano»; siccome tutti devono stare a casa, anche i senzatetto dovrebbero stare a casa, come il gatto che si vorrebbe che abbaiasse. La norma penale sebbene determini una fattispecie tipica raramente include in sé un livello di specificità tale da escludere i casi in cui la sua applicazione sarebbe irragionevole, come il caso appena esposto e cioè quello degli homeless ai tempi dei decreti italiani in tema di Coronavirus. Il diritto penale e la giustizia sociale raramente vanno d’accordo. Una buona quota di responsabilità risiede in capo a quegli attori (e cioè gli operatori delle forze dell’ordine siano essi vigili, poliziotti o appartenenti alla Guardia di Finanza) che attivano il processo di criminalizzazione secondario, applicando la norma penale, come in questo caso (riprendendo Eco, sbagliando quindi anche nel comportamento), o in altri casi decidendo di non applicarla, portando poi a quella selettività penale che ritroviamo sia in ambito di controllo poliziale, sia all’interno delle Procure e dei Tribunali.

Torniamo al punto di cui sopra per fare un’ulteriore riflessione: il Covid19 non solo non elimina le diseguaglianze ma sembra a tutti gli effetti produrne un’amplificazione. Se si prende ad esempio il caso delle proteste all’interno degli istituti penitenziari italiani (proteste nel corso delle quali sono deceduti 13 detenuti sulle cui morti lo Stato dovrà far chiarezza) si può notare come la risposta istituzionale sia arrivata con estremo ritardo e in ogni caso non sia in alcun modo sufficiente ad arginare l’emergenza. Il Presidente della Repubblica Mattarella scrive una lettera[2] di risposta ai detenuti del nord-est in cui afferma:

Ho ben presente la difficile situazione delle nostre carceri, sovraffollate e non sempre adeguate a garantire appieno i livelli di dignità umana e mi adopero per sollecitare il massimo impegno al fine di migliorare la condizione di tutti i detenuti e del personale della Polizia penitenziaria che lavora con impegno e sacrificio.

Ma il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si preoccupa di rassicurare: «Nessun indulto mascherato nelle carceri»[3], insomma il giustizialismo non cede e non arretra di un passo nonostante alla condizione endemica di sovraffollamento delle nostre carceri si sia aggiunta una pandemia globale i cui rischi iniziano ad essere ormai noti a tutti.

Un’ultima riflessione, infine, va fatta in merito al dietrofront del legislatore attuato con l’art. 4 del Decreto Legge 25 marzo 2020 in tema di sanzioni e controlli.

I numerosi DPCM (quello dell’8 e del 9 marzo e quello 11 marzo 2020) che si sono susseguiti nell’arco di un breve periodo hanno prodotto delle restrizioni a cascata nella libertà di movimento di ciascun cittadino e hanno via via deciso quali fossero le attività produttive e commerciali meritevoli di restare aperte. Fino al nuovo decreto legge, chiunque violasse le prescrizioni relative alle limitazioni imposte dai DPCM era punito per il reato di cui all’art. 650 c.p., rubricato Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità ed era soggetto ad una pena detentiva pari all’arresto fino a tre mesi e l’ammenda fino a 206 euro. In questo caso si era optato per la via più semplice e cioè l’utilizzo del diritto penale come ago della bilancia nel difficile bilanciamento tra libertà personale e salute pubblica. Con il nuovo decreto legge, invece, la sanzione penale viene trasformata in sanzione amministrativa e, di fatto, si depenalizzano tutti i casi di 650 c.p. contestati dall’11 marzo in poi, ai quali, tra l’altro, l’autorità giudiziaria aveva promesso di attribuire priorità assoluta[4] nella trattazione. Il risultato ad oggi è quello della disposizione di migliaia di archiviazioni da parte dei GIP perché intervenuta la depenalizzazione del reato in questione e la successiva trasmissione alle autorità amministrative competenti. Questa operazione comporterà uno spreco di risorse e di energie che poteva essere senza dubbio evitato se sin da subito si fosse risparmiato lo strumento del diritto penale (utilizzato molto probabilmente sperando nella sua capacità deterrente) e si fosse pensato sin dal principio di avvalersi di altri strumenti, come ad esempio quello della sanzione amministrativa ora in vigore. In questo caso la risposta istintiva che ha prevalso è stata quella di un certo populismo penale dominante ma poi il legislatore, ravvedendosi, ha disposto un’inversione di marcia. Sarebbe interessante indagare più approfonditamente le logiche che hanno mosso questa scelta politica e legislativa ma rimandiamo queste ipotesi di ricerca a momenti migliori e cioè a quando, e si spera il prima possibile, tutto questo sarà finito.

 

 

[1] Si rimanda alla letterainviata da Fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone senza Fissa Dimora) al Ministro degli Interni e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

[2] Consultabile per intero a questo link.

[3] Si rimanda all’articolo del 25 marzo 2020 su Repubblica, a questo link.

[4] Si rimanda all’intervista rilasciata dal procuratore di Lecce Leonardo Leone de Castris e pubblicata il 22 marzo 2020 su Nuovo Quotidiano di Puglia.it e alle parole del Procuratore di Bari Giuseppe Volpe riportate nell’articolo dello stesso giorno su La Gazzetta di Mezzogiorno.it.

 

Bibliografia:

Umberto E (1988). Il pendolo di Foucault. Milano: Bompiani

 

Per citare il post:

De Robertis C (2020) Diseguaglianze e diritto penale ai tempi del COVID19. Disponibel al link: