Riceviamo e pubblichiamo la traduzione del contributo di Luiz Phelipe Dal Santo (University of Oxford) su Criminologia e Sud globale, originariamente pubblicato in inglese nella newsletter del EG Prison, Punishment and Detention WG, edizione di settembre 2020.

Ringraziamo Luiz per il suo interessante contributo

Buona Lettura!

Criminologia (critica) del Sud: perché? Quando? Come? Chi?*

di Luiz Phelipe Del Santo

La Criminologia del Sud è un “progetto teorico, empirico e politico” (Carrington et al 2016; 2018) emerso come risposta alla criminologia occidentale/mainstream. Si sostiene che il pensiero e la conoscenza dominanti in tale discipline sian soprattutto basati sulle esperienze del Nord Globale. Le realtà del Sud Globale sono spesso ignorate e, quando prese in considerazione, vengono utilizzate soltanto come fonti di dati per supportare il pensiero dominante. In generale, il progetto di una Criminologia del Sud vuole sfidare l’incrollabile fiducia nel presunto carattere universale delle teorie provenienti dal cosi detto Nord Globale. Il tentativo sembra, quindi, quello di innescare un processo per così dire di democratizzazione della Criminologia, non tanto demonizzando la conoscenza proveniente dal Nord, ma semplicemente dando pari valore al sapere prodotto al Sud. E’ evidente come questo sfidi la tendenza storicamente consolidata di un trasferimento teorico unidirezionale, dal centro alla periferia, dal Nord al Sud, da Occidente a Oriente. Il sogno della criminologia critica si realizzerebbe attraverso un processo di aggiunta, piuttosto che di sottrazione, di integrazione piuttosto che di rimpiazzo, di equità piuttosto che di subordinazione. Ciò sarebbe possibile, ad esempio, estendendo lo sguardo e gli orizzonti del sapere criminologico verso la periferia (ovunque essa sia!) e facendo luce sui diversi modelli e tendenze che si possono riscontrare nel così detto Sud Globale. Questo ovviamente spingerebbe anche ad un processo di riflessività sulla produzione di sapere e ad una decostruzione dei rapporti di forza tra centro e periferia; delle relazioni storiche e contemporanee tra Nord e Sud e di come esse abbiano influenzato le politiche in ambito penale, i processi di vittimizzazione, le tendenze nei dispostivi punitivi e lo sviluppo delle politiche in ambito giudiziario in senso più lato. Infine, questo approccio permetterebbe di porre eventi come il colonialismo e i suoi sviluppi al centro degli studi criminologici (e non solo!).

Questo sembra essere un momento propizio per lo sviluppo di tale area, una fase in cui investire in questa progettualità. La possibilità di organizzarlo come un programma collettivo permetterebbe a tale iniziativa di ottenere sempre più attenzione non solo nella periferia, rendendo i criminologi del Nord più consapevoli delle sue implicazioni. Qualche tempo fa, Spivak (1988) si chiedeva se il subalterno potesse parlare. Altri, più di recente, si sono chiesti se la metropoli potesse ascoltare (vedi Aas, 2012). Sembra essere piuttosto evidente come molti studiosi del Nord Globale stiano sempre più prendendo in considerazione contributi delle periferie, in particolare nell’ambito della sociologia della pena; sempre più ne sottolineano l’importanza al fine di sviluppare in maniera più consistente e completa il sapere criminologico. In termini pratici, molte conferenze, seminari e riviste accademiche hanno espressamente richiesto contributi, lavori e articoli volti a portare le realtà periferiche al centro dei dibattiti. Pertanto, il momento sembra ora essere favorevole per lo sviluppo di un’agenda di ricerca in questo ambito.

Questo scenario favorevole potrebbe essere il risultato di alcune tendenze che i cosiddetti paesi sviluppati stanno sperimentando recentemente. Il Nord Globale sembra in realtà avvicinarsi all’idea di Sud del mondo, piuttosto che l’opposto. Il Nord sta attraversando crisi e conflitti politici, economici e sociali, oltre che etnici e culturali. A tal proposito, Agozino (2003: 5) sostiene che “le stesse giustificazioni criminologiche usate per razionalizzare l’imperialismo furono poi importate nella metropoli per giustificare il controllo repressivo delle classi lavoratrici”. Al di là del tentativo di produrre giustificazioni, Godoy (2005) fornisce esempi concreti di politiche e pratiche penali che sono state applicate prima nel Sud Globale, come ad esempio in America Latina, e poi introdotte nel Nord Globale, negli Stati Uniti ad esempio. Dunque, comprendere le realtà del Sud – storicamente caratterizzate da disuguaglianza, povertà, repressione, bassi livelli di democrazia etc. – e le sue relazioni sociali in materia di punizione e controllo della criminalità può essere estremamente utile per comprendere adeguatamente anche il “Nord” stesso e le sue trasformazioni.

Detto ciò, ci sono ancora alcune questioni cui non è stata data una risposta chiara. Paradossalmente, uno dei principali problemi è proprio il fatto che questa agenda di ricerca– e le sue “premesse filosofiche, epistemologiche e ontologiche” (Moosavi, 2019: 261) – non è stata ancora sufficientemente sviluppata. Indubbiamente, ciò potrebbe essere dovuto al fatto che tale progetto è appena emerso come tale. Quindi, considerando che la Criminologia del Sud è nata da poco, per ora si è limitata a indicare problemi, limiti e rapporti di subalternità nell’attuale sviluppo della disciplina criminologica e, in seguito, spiegherà meglio cosa intende fare per sopperire a tale situazione. Nonostante ciò, alcune importanti domande emergono da questa situazione che possiamo definire come embrionale o di ‘lavori in corso’. Un primo punto da dipanare potrebbe essere proprio se la Criminologia del Sud intende essere una ‘mera’ variante degli approcci comparativi, quindi finalizzata a valutare l’adeguatezza delle teorie in contesti periferici delle teorie sviluppare al centro (Brown, 2018). Cosa rende il progetto diverso dai precedenti tentativi di decolonizzare la criminologia (Moosavi, 2019: 262)? Ovviamente questo primo e fondamentale quesito si trascina dietro una serie di questioni centrali per tale progetto: l’uso stesso dell’espressione criminologia “del Sud” non potrebbe rafforzare la normalizzazione della criminologia mainstream e occidentale come semplicemente “criminologia” (Moosavi, 2019)? Chi può contribuire allo sviluppo di questo programma di ricerca? Solo criminologi “del sud”? Oppure il campo si dovrebbe restringere ancora a quei criminologi del sud che lavorano e ricercano nelle università del sud? Dove sono effettivamente i confini tra Nord e Sud/ Centro e Periferia/ Occidente e Oriente? Esiste o meno la necessità di una svolta in senso più strettamente materialista del suo quadro analitico per comprendere meglio come le disuguaglianze inficino anche la ricerca scientifica? È possibile sostenere che, nonostante ciò, anche la produzione di conoscenza che arriva dal Sud possa essere teoricamente ricca ed epistemologicamente ben sviluppata? Ovviamente, la preoccupazione principale è quella di evitare che tale progetto possa trasformarsi in un “maestro castrato che castrerà i suoi discepoli” (Dussel, 1977).

Lo spazio limitato mi impedisce di affrontare tutte queste domande rilevanti qui. Per ora, poiché vedo questo testo più come un invito al coinvolgimento, posso solo concludere che questo vuole essere un invito ad un coinvolgimento trasversale, un modesto tentativo di sottolineare possibili fattori che possano agire come impedimento ad un’ampia partecipazione a questo progetto. Di fatto, ritengo che chi sviluppa il progetto della Criminologia del Sud e dove questo si sta sviluppando, non siano le domande più importanti, almeno in questa fase. Come detto all’inizio, è fondamentale sottolineare che la Criminologia del Sud non deve mirare ad eliminare o soppiantare le teorie del Nord ma si deve impegnare in un dialogo critico con esse. Parafrasando Agozino (2003: 162), l’esperienza non è sempre il miglior insegnante, ed essere un ricercatore del Sud non è garanzia di una totale comprensione dei problemi vissuti nel Sud. Proprio per questo ci deve essere una particolare attenzione a non diventare gli “imperialisti riluttanti” (Cohen, 1988: 182).

La criminologia del sud è un passo fondamentale per lo sviluppo e la democratizzazione della criminologia come un campo di scientifico ma anche politico. Coloro impegnati in questi obiettivi possono essere disposti a impegnarsi in questo approccio e devono sentirsi assolutamente benvenuti a farlo.

[*] Un grazie particolare a Simone Santorso per aver rivisto questa versione in italiano.

Riferimenti bibliografici

Aas, K. F. (2012). ‘The Earth is one but the world is not’: Criminological theory and its geopolitical divisions. Theoretical Criminology, 16(1), 5–20.

Agozino, B. (2003). Counter-colonial criminology: a critique of imperialist reason. London: Pluto Press.

Brown, M. (2018). Southern Criminology in the Post-Colony: more than a ‘derivate discourse’?. In K. Carrington, R. Hogg, J. Scott & M. Sozzo (eds.) The Palgrave Handbook of Criminology and the Global South. Cham: Palgrave MacMillan, pp. 83-104.

Carrington, K., Hogg, R., & Sozzo, M. (2016). ‘Southern criminology’. British Journal of Criminology, 56(1), 1-20.

Carrington, K., Hogg, R., Scott, J., & Sozzo, M. (2018) Criminology, Southern Theory and Cognitive Justice. In K. Carrington, R. Hogg, J. Scott & M. Sozzo (eds). The Palgrave Handbook of Criminology and the Global South. Cham: Palgrave Macmillan.

Cohen, S. (1988). Against criminology. New Brunswick: Transaction Publishers.

Dussel, E. (1977). Filosofía de la liberación. México, D.F.: Edicol.

Godoy, A.S. (2005). ‘Converging on the poles: contemporary punishment and democracy in hemispheric perspective’. Law & Social Inquiry, 30(3), 515-548.

Moosavi, L. (2019). ‘A friendly critique of “Asian Criminology” and “Southern Criminology”’. British Journal of Criminology, 59, 257-275.

Spivak, G. (1988). Can the subaltern speak? Basingstoke: Macmillan.

Per citare questo post:

Dal Santo L. P. (2020) Criminologia (critica) del Sud: perché? Quando? Come? Chi?. Blog Studi Sulla Questione Criminale. Disponibile al seguente link: https://studiquestionecriminale.wordpress.com/?p=3006