di Diletta Bellotti e Beatrice Lio

ultima-generazione.com/

Processo all’Ultima generazione: la conseguenza penale del simbolo

di Diletta Bellotti e Beatrice Lio

Il 2 gennaio 2023 alle 7:50 del mattino il Palazzo del Senato della Repubblica Italiana è stato imbrattato di vernice arancione lavabile. Poche ore dopo la facciata è stata pulita, ma le persone coinvolte sono state immediatamente arrestate e portate la mattina dopo davanti al tribunale monocratico di Piazzale Clodio.

L’azione è opera di cinque attivisti di Ultima Generazione che chiedono l’interruzione dei finanziamenti ai combustibili fossili da parte dell’Italia, diventata ormai la sesta investitrice nel settore su scala globale. Ultima Generazione nell’ultimo anno ha portato avanti molteplici azioni di disobbedienza civile non-violenta: lo sciopero della fame davanti al Ministero della Transizione Ecologica, i blocchi stradali, le azioni all’interno di musei.

Il diritto e in particolare la sua applicazione nelle aule dei Tribunali si muove su confini non facilmente tracciabili quando si trova a giudicare dei fatti che sono espressione delle libertà fondamentali riconosciute nella prima parte della Costituzione.

La risposta dell’ordinamento giuridico a un fatto non è solo la meccanica applicazione delle “regole del gioco”, ma è anche una scelta politica dettata dai principi e dalla prassi che animano un certo contesto storico, in altre parole, quello che viene definito anche come “diritto vivente” o “costituzione materiale”.

Il caso dell’imbrattamento al Senato da parte degli attivisti di Ultima Generazione avviene in un periodo storico in cui la pratica della disobbedienza civile sta riemergendo spinta dalla policrisi eco-climatica, economica, sanitaria ed energetica.

Per l’ordinamento giuridico un fatto di disobbedienza civile è una violazione illecita tanto quanto lo è un fatto illecito compiuto per un individuale interesse criminale dell’autore. Ma la disobbedienza civile si distingue in maniera sostanziale dalla “semplice violazione” della legge, perché essa opera nello spazio pubblico, in maniera manifesta, quando un numero significativo di cittadini si convince che non viene più dato ascolto né seguito alle loro richieste e che i governanti abbiano assunto una condotta dubbia in termini di legalità e costituzionalità.

Nel caso di specie la risposta dell’ordinamento giuridico ad un palese atto di imbrattamento (ex art. 639 cp), poiché l’offesa al bene immobile è stata facilmente eliminabile (dopo poche ore la facciata è stata pulita), è stata di perseguire il fatto come danneggiamento aggravato. Tale scelta è rappresentativa di una politica che all’aumento di rimostranze dei cittadini risponde con strumenti repressivi e innalzamento di muri che allontanano le istituzioni dal Paese Reale.

La valutazione della condotta da imbrattamento a danneggiamento, dal punto di vista giuridico, comporta una serie di conseguenze:

  1. L’applicazione di pene significativamente più gravose;
  2. La possibilità di compiere un arresto in flagranza;
  3. La possibilità di richiedere l’instaurazione del giudizio direttissimo.

Analizzando questi tre punti, in primo luogo, come facilmente intuibile, la forbice di pena tra l’imbrattamento e il danneggiamento è notevolmente diversa, infatti l’art. 639 comma 2 cp per l’imbrattamento su immobili pubblici prevede la reclusione da uno a sei mesi o la multa da 300 a 1.000 euro; l’art. 635 comma 3 per danneggiamento aggravato prevede la reclusione da 1 a 5 anni.

In secondo luogo, il reato di danneggiamento aggravato consente l’arresto in flagranza. Questa è una cosiddetta misura pre-cautelare, cioè una misura eccezionale che limita la libertà del soggetto quando viene colto nell’atto di commettere il reato (ex art 382 cpp).

Gli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale prevedono i requisiti necessari al fine di poter effettuare l’arresto in flagranza (obbligatorio o facoltativo). In tale casistica l’imbrattamento non configura tra le ipotesi di reato per cui è possibile eseguire l’arresto. Infatti, una tale limitazione della libertà e menomazione del diritto alla difesa sono consentiti dall’ordinamento solo in ipotesi particolarmente gravi.

In terzo luogo, la configurazione del fatto come danneggiamento aggravato e in seguito all’arresto in flagranza permette l’instaurazione di un rito speciale non premiale: il processo per direttissima (ex art 449 e ss. cpp). Come intuibile dal nome tale procedimento è caratterizzato dalla rapidità e brevità con cui si svolge. Infatti rispetto al rito ordinario, questo procedimento non prevede l’udienza preliminare, la fase pre-dibattimentale ed è caratterizzato da poche indagini. Tutto ciò è possibile perché tale rito è instaurabile solo nei casi di arresto in flagranza o confessione del reo. Perciò se non vi sono i requisiti previsti dall’ordinamento per compiere l’arresto in flagranza, come nel caso dell’imbrattamento, allora non può sussistere la richiesta di instaurazione del processo per direttissima.

ultima-generazione.com/

Gli attivisti di Ultima Generazione, in maniera imprevedibile, si sono visti imputare il reato di danneggiamento aggravato, nonostante una condotta di lieve entità in termini di offesa al bene giuridico tutelato con le conseguenze procedurali che ne hanno conseguito. Non solo, dal momento dell’arresto sono stati trattenuti in custodia per tutto il giorno e due persone hanno passato la notte in Questura. In sede di udienza, svoltasi la mattina seguente al fatto, il PM ha chiesto la convalida dell’arresto e l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora. Il giudice non ha accolto la richiesta della difesa di derubricare il fatto a imbrattamento, ha convalidato gli arresti ma non ha disposto alcuna misura cautelare. Il processo vedrà la prossima udienza il 12 maggio.

In uno dei suoi ultimi comunicati, Ultima Generazione si è espressa così: ​​“siamo in una pentola piena d’acqua che sta arrivando sempre di più a bollore, e invece di fare qualcosa continuiamo ad ascoltare chi guadagna sul gas del fornello.”

Una democrazia vive in una costante ricerca di equilibrio tra il dominio della maggioranza e la resistenza delle minoranze, per tale motivo una democrazia sana si apre al dissenso. Se la legge è rigida, o peggio, manipolata per punire, reprimere e moralizzare, diventa non-giusta. Il potere che erode le istituzioni democratiche è liquido, feroce e cangiante. Se la legge non si riadatta continuamente corre il rischio di piegarsi al male, di istituzionalizzare l’ingiusto. Per poter sopravvivere lo Stato protegge la sua forma liquida e rigida allo stesso tempo, richiede di agire nelle forme educatissime e prescritte: “giusta la causa, ma sempre, in ogni singolo caso, sbagliato il modo,” esplicitando così che non c’è spazio nelle sue stanze per chi si ribella alla sua inazione. A chi chiede di sopravvivere, a chi rimette lo Stato davanti ai suoi doveri, si pretende che accetti le punizioni, non le conseguenze.

Il Senato teme la vernice lavabile perché sa di meritare le fiamme. Punisce un simbolo che rispecchia la sua ignavia, la sua condanna a morte di un popolo e di tutti quei popoli che sono legati a doppio filo con la nostra economia fossile. Preoccupa come lo sguardo pubblico venga veicolato verso l’indignazione e lo sprezzo a partire dagli stessi rappresentanti delle istituzioni che condannano il problema e si autoeleggono santi, ignorando – per conflitto di interessi – di essere i responsabili. Si crea distanza tra le istituzioni e i cittadini e si procede sotto il monito del “divide et impera”. La cultura anti-rivoluzionaria, democristiana e disfattista ha permeato tutto, i cittadini stessi sono divenuti sentinelle militaresche. Adesso, per poter sentire l’urgenza del mondo che muore, il lavoro da fare è complesso, possiamo iniziare con porci delle domande: 1) il mondo muore e tutto ciò che conosciamo si sta sfaldando, come ci sentiamo? 2) in questo processo, chi sono i nostri nemici, chi gli alleati e chi i complici? 3) vogliamo essere sabbia od olio negli ingranaggi che stanno distruggendo il mondo?

Per citare questo post:

Bellotti D. e Lio B., (2023), Processo all’Ultima generazione: la conseguenza penale del simbolo, in Blog di Studi sulla questione Criminale al link: processo-allultima-generazione-la-conseguenza-penale-del-simbolo

Pubblicità